La protezione dei dati e la sicurezza informatica sono state a lungo considerate una questione solo tecnologica. Oggi, però, la crescita degli attacchi informatici e la loro progressiva sofisticazione stanno trasformando la cybersecurity in un affare che riguarda l’intera organizzazione aziendale. Non soltanto chi si occupa di IT, ma anche chi gestisce processi, documenti, comunicazioni, dati e persone. In sostanza, riguarda il personale tutto.
Un rischio sempre più concreto
I numeri restituiscono con chiarezza la dimensione del fenomeno. Secondo l’ultimo Rapporto Clusit, tra il 2021 e il 2025 sono stati registrati in Italia 1.432 incidenti cyber gravi. Di questi, 507 si sono verificati nel solo 2025, circa il 35% del totale del quinquennio. Il dato più significativo è forse quello relativo alla crescita. Sempre nel 2025, infatti, gli incidenti in Italia sono aumentati del 42% rispetto all’anno precedente.
Il nostro Paese, inoltre, continua a rappresentare una quota tutt’altro che marginale dello scenario internazionale: il 9,6% degli incidenti cyber rilevati a livello globale nel 2025 ha colpito aziende, enti ed organizzazioni italiane. Non si tratta quindi di una minaccia lontana, riservata alle grandi multinazionali o alle organizzazioni particolarmente esposte. Il rischio riguarda ormai il tessuto produttivo e organizzativo nel suo complesso.
La cybersecurity come competenza organizzativa da sviluppare attraverso la formazione
Dietro un attacco informatico possono esserci vulnerabilità tecniche, infrastrutture non adeguatamente protette e sistemi obsoleti. Ma c’è un altro elemento che non può essere trascurato, il comportamento delle persone. Credenziali compromesse, phishing e altri comportamenti non corretti possono trasformare una semplice interazione digitale in una porta d’ingresso per un attacco.
Il fattore umano non rappresenta necessariamente “l’anello debole” di un’organizzazione. Può diventare, al contrario, una delle sue principali linee di difesa, a condizione che il personale riconosca i rischi e sappia agire di conseguenza. Per questo la cybersecurity non può essere affidata esclusivamente a strumenti e infrastrutture, ma deve diventare parte della cultura aziendale.
La formazione assume quindi un ruolo centrale in questa strategia. Non una formazione intesa come semplice adempimento normativo, ma come processo continuo di aggiornamento e sensibilizzazione. Le minacce cambiano e le tecnologie evolvono insieme alle modalità con cui i criminali cercano di sfruttare vulnerabilità tecniche e di comportamento.
Una formazione efficace in materia di prevenzione attacchi deve includere:
- Riconoscimento delle minacce comuni (phishing, social engineering, malware)
- Gestione sicura delle credenziali e degli accessi
- Protocolli di comunicazione sicura
- Procedure di segnalazione degli incidenti
- Aggiornamenti regolari sulle nuove tattiche di attacco
La risposta dell’Unione Europea
Lo scenario attuale ha spinto le autorità europee a rivedere la normativa comunitaria in materia di sicurezza informatica e digitale. La Direttiva NIS2 ha introdotto nuovi obblighi di formazione per le imprese. Secondo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, sono oltre 20.000 i soggetti in Italia coperti dalla nuova Direttiva. Adeguarsi alla normativa, il cui termine ultimo scadrà il 31 ottobre, significa interrogarsi sulla capacità della propria organizzazione di prevenire e gestire i rischi informatici, a partire dalle competenze delle persone.
Per conoscere più nel dettaglio la NIS2 e capire come affrontare la formazione in cybersecurity in modo consapevole e strutturato, il 9 settembre Interattiva Editore terrà un webinar dedicato alla prevenzione e al ruolo della formazione nella sicurezza informatica.
Per conoscere più nel dettaglio la Direttiva NIS2 e capire come affrontare la formazione in cybersecurity in modo consapevole e strutturato, il 9 settembre Interattiva Editore terrà un webinar dedicato alla prevenzione e al ruolo della formazione nella protezione dati e nella sicurezza informatica.
